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Come impostare una strategia di Content Marketing efficace

Il fatto che il content marketing sia una tecnica ormai consolidata e che continui a portare risultati per le aziende, lo dimostrano gli studi e le statistiche effettuate e che ogni anno registrano risultati sempre più positivi.

Ciò è confermato anche dal fatto che la maggior parte delle connessioni al web avviene tramite smartphone e tablet, devices ai quali gli utenti approcciano tramite scroll continuo adatto sia per i contenuti testuali che per le infografiche.

Di recente qui a COMON abbiamo parlato di cosa e quali sono i contenuti per il web e abbiamo anche detto che cos’è il content marketing, definizione che riporteremo anche qui per addentrarci meglio nel nostro discorso.

Per Content Marketing si intende un “approccio di marketing strategico incentrato sulla creazione e la distribuzione di contenuti di valore, pertinenti e coerenti per attrarre e mantenere un pubblico ben definito e, infine, per guidare una profittabile azione del cliente”.

Non ci soffermeremo sull’analizzare tale definizione, ma estrapoliamo da essa due informazioni essenziali per impostare una strategia di content marketing efficace e cioè:

  1. la strategia;
  2. il funnel di conversione del cliente.

La prima informazione è facile da spiegare: se non c’è strategia tutto il lavoro è inutile e siamo qui apposta per capire come fare. C’è, però, bisogno di parlare prima del funnel di conversione, concetto sul quale si deve basare la strategia.

Il customer journey

Quello che comunemente viene definito come customer journey o, letteralmente, percorso del consumatore, è quella via intrapresa (inconsciamente) dal cliente dal momento in cui entra a conoscenza di un marchio o prodotto e che lo porta al suo acquisto.

Tale percorso è schematizzabile nel funnel di conversione del consumatore, un imbuto dove dall’alto “entrano” le visite degli utenti e dal basso “escono” le vendite e conversioni attraverso le fasi di:

  • awareness: conoscenza del marchio/prodotto;
  • interest: interesse verso il marchio/prodotto;
  • desire: desiderio di acquisto;
  • action: vendita/conversione.

funnel di conversione del cliente

Ora una strategia di content marketing efficace deve basarsi su questo percorso e prevedere un piano editoriale che implementi ognuna di queste 4 fasi.

Vediamo come fare…

Progettare la strategia

Ricordiamo che il content marketing serve a “guidare una profittabile azione del cliente”, pertanto la strategia da noi scelta deve fare in modo che il consumatore-utente venga preso per mano e accompagnato fino all’azione.

Questo vuol dire che bisogna creare contenuti di qualità di diverso tipo a seconda della fase in cui andiamo a lavorare.

Fase 1: awareness

I contenuti che meglio performano all’interno di questa fase sono i contenuti virali o ad alto tasso di condivisione.

Se l’awareness è la conoscenza di marca allora la strategia di content marketing deve qui prevedere un contenuto volto ad ampliare la base del target e raggiungere quei consumatori potenziali che non sono a conoscenza del marchio.

La tattica qui scelta deve portare a raggiungere l’obiettivo di acquisire visibilità agli occhi degli utenti e portarli nel campo comunicativo del brand.

I contenuti preferiti sono contenuti che un utente condividerebe sui social:

• video;
• immagini;
articoli longform.

Fase 2: interest

Quando la marca supera la fase della conoscenza presso il pubblico allora si procede con la pubblicazione e la distribuzione di contenuti volti a incuriosire il pubblico, a fare in modo che prendano in considerazione il marchio.

Non bastano pochi contenuti e tutti sullo stesso genere, ma c’è bisogno di un insieme di contenuti che seguono un piano editoriale strutturato con pubblicazioni cadenzate nel tempo.

È qui che entra in gioco il valore aggiunto dall’engagement del content marketing: bisogna coinvolgere l’utente, stimolare sensazioni positive verso i prodotti con contenuti ad alto tasso emotivo. Bisogna creare una storia, uno storytelling del marchio e immergere il consumatore all’interno della trama

Esempi di contenuti per la fase dell’interesse sono:

  • video-storie;
  • news;
  • gallerie fotografiche;
  • racconti e podcasts.

Fase 3: desire

In questa fase l’emotività aumenta di grado per raggiungere il desiderio del consumatore. È quella fase dove nel marketing si fa riferimento al concetto di third-party-endorsement, ossia quella “raccomandazione” del prodotto da parte di un testimonial o di una persona (o prototipo di essa) rilevante per il target di riferimento.

I contenuti qui devono poter stimolare il lettore fino a punto di dover desiderare l’offerta del marchio. È una fase che va a stretto contatto con la precedente, coerente con lo storytelling: è la conseguenza auspicabile dell’interesse.

Il prodotto è il vero protagonista della fase.

I contenuti migliori sono, ancora:

  • video-storie;
  • racconti e podcasts;
  • immagini e GIFs ad alto impatto emotivo.

Fase 4: action

Infine qui bisogna far maturare definitivamente l’intenzione d’acquisto dei clienti offrendo loro contenuti evergreen che possano stimolare all’utilizzo del prodotto.

I contenuti adatti sono quelli che rispondono ad interessi costanti nel tempo, che vedono l’utilizzo del prodotto come “soluzione”. Per esempio:

  • how-to;
  • checklists;
  • infografiche;
  • video tutorial;
  • guide.

Implementando tutte queste fasi in un’unica strategia di medio-lungo periodo, il content marketing si presenta come valido strumento a sostegno delle imprese dove scrivere contenuti per il web vuol dire raggiunge gli utenti nella loro quotidianità.

11 consigli utili su come migliorare la vostra customer experience

11 consigli utili su come migliorare la vostra customer experienceDi recente il Temkin Group ha pubblicato un video in cui viene resa pubblica una ricerca relativa alla soddisfazione di un cliente rispetto alla sua customer experience e alla risoluzione di problemi da parte di un’azienda rispetto ad un servizio fornito.

Ovviamente, la sua soddisfazione o meno rispetto al proprio rapporto con l’azienda in questione è il primo e più importante indicatore quando si parla di fidelizzazione del cliente. La ricerca, infatti, mostra come la risoluzione di per sé di un problema non coincide necessariamente con la soddisfazione del cliente a cui quel problema è stato risolto. Se il rapporto che si è instaurato durante tale esperienza è infatti stato caratterizzato da lunghe attese, una pratica fin troppo complessa, oppure toni decisamente troppo formali e distaccati, il cliente raramente si dirà felice e soddisfatto.

Dunque, si può dire che prima ancora dell’efficienza e della puntualità, la componente emozionale nella risoluzione di un problema e nella customer experience in generale è la componente più importante, che non solo fidelizzerà un cliente, ma aumenterà le possibilità di un’azienda di essere raccomandata ed elogiata a terze parti.

Nonostante ciò, sembra risultare particolarmente difficile per molte compagnie e aziende instaurare e soddisfare questo tipo di connessione emozionale con i propri utenti. Parliamo di riuscire non tanto ad entrare nella loro testa e nelle loro aspettative, quanto nel loro cuore e nelle loro emozioni, cosa che fa la differenza nel raggiungere un tipo di customer care e di relazione con il fruitore che sia d’eccellenza.

Ecco quindi 11 consigli utili su come migliorare la vostra customer experience e come usare le emozioni per fidelizzare un cliente.

  1. Chiamate il vostro cliente per nome – Non stiamo parlando semplicemente di inserire il nome del vostro utente nell’intestazione di una newsletter che è stata palesemente scritta per tutti allo stesso modo, oppure di chiamarlo Signo Taldetali una volta che la scheda contatti del suddetto si è aperta di fronte al vostro operatore telefonico. Stiamo parlando di chiedere il nome a prescindere dalla sua utilità e di rapportarsi in modo tale che il legame che si crea è davvero unico, come unico è ogni singolo cliente. Mostratevi interessati alla sua identità, alle sue emozioni e non solamente al suo portafogli o al suo parere quando si tratta di dare punteggi e valutazioni (aspetto comunque molto importante nel quale coinvolgerlo).
  2. Siate positivi nell’interazione con il cliente – Anche se l’azione di customer care in questione implica il rapportarsi con un problema o con qualcosa che non va, evitate di utilizzare un linguaggio negativo. Usate sempre termini positivi, che indicano una risoluzione, una possibilità e un’inclusione. Evitate in primis le parole “problema”, “inconveniente” o “ostacolo”, usando magari sinonimi come “questione” o “situazione”, che non richiamino a condizioni sgradevoli. L’attitudine positiva infonde speranza e una sensazione di supporto, dunque abbiatene sempre in grande abbondanza. Inoltre, evitate frasi come “non lo so”, o “non saprei”, poiché all’orecchio del cliente suonano come un “non m’importa”. Se non sapete una cosa, non è un problema, ma dimostrare che vi state attivando per trovare la risposta alla domanda che qualcuno vi ha appena fatto è dimostrazione del vostro interesse e del vostro supporto verso le esigenze del cliente.
  3. Siate coerenti con la parola data – Se assicurate al cliente che entro un determinato numero di giorni il guasto sarà riparato, l’acquisto recapitato, o un problema risolto, rispettate le scadenze che avete fissato. In altre parole, non ponete mai il cliente nella condizione di dovervi richiamare poiché siete spariti, o perché qualcosa che avevate promesso di fare non è avvenuta. La coerenza è il primo elemento per creare un rapporto di fiducia e credibilità.
  4. Motivate il vostro cliente – Non importa di quale industria facciate parte: la motivazione è un ingrediente di base molto importante nella vita di tutti i giorni, indipendentemente da dove essa venga. Gran parte della motivazione giace nel sentirsi ispirati a fare qualcosa e spesso questa ispirazione si perde nel tran tran di tutti i giorni e col passare del tempo. Aiutare i vostri clienti a ritrovarla può essere un ottimo modo per creare con loro un rapporto di tipo emozionale. Può essere una sorpresa molto gradita, come anche la dimostrazione che ci tenete al loro umore e a dare una luce diversa alla loro giornata. Potete scegliere delle inspirational quote che ben si sposano con il vostro business e con i temi che vi stanno a cuore, come anche un video, un proverbio, immagini, canzoni o qualsiasi altro elemento che possa migliorare l’umore di chi lo riceve e ci interagisce.
  5. Preoccupatevi di dare il meglio al vostro cliente, anche se non si tratta di voi – Non è detto che la soluzione a un problema di un vostro cliente giaccia in voi. Magari, per poter ottenere ciò che vuole, egli deve rivolgersi a qualche altra compagnia, o svolgere qualche altra azione che non include la vostra azienda o l’utilizzo dei vostri prodotti e servizi. Siate onesti in merito e, anzi, cercate di essere il più utili possibile nel consigliare una soluzione alternativa. Siate d’aiuto, come lo sareste per un vostro amico per cui volete il meglio. Anche se non nell’immediato, tanta onestà e trasparenza vi ripagheranno quando lo stesso cliente avrà invece bisogno proprio di un prodotto o di un servizio come il vostro, come anche quando dovrà suggerirvi a qualcuno.
  6. Chiedete scusa – Nessun cliente si aspetta che siate perfetti e impeccabili. Per quanto si tratti di un business, la vostra azienda è fatta di persone e, come tale, può commettere degli errori. Se questi errori vengono ammessi e viene dimostrata la massima intenzione di risolverli e collaborare, di sicuro il vostro fruitore si sentirà più emozionalmente tranquillo e supportato. Sarà il primo a porsi nell’ottica di collaborazione reciproca e risoluzione del problema e sarà sicuramente più ben disposto rispetto a lunghe pratiche e richiesta di numeri di conto, codici cliente e altre informazioni fastidiose da ricercare. Ultimo ma non meno importante, fate ammenda per il vostro errore e offrite qualcosa in cambio della pazienza che il cliente vi ha dimostrato.
  7. Mantenetevi focalizzati sul cliente e non sulla compagnia – Soddisfare il cliente con prodotti, contenuti e un tipo di assistenza che siano utili e di qualità è fondamentale. Permettete sempre che egli abbia un’esperienza semplice, che non richieda tempi infiniti e che non sia finalizzata all’elogio del vostro business, quanto alle necessità del cliente stesso. In questo modo, potrete prestare reale ascolto e attenzione a quelle che sono le sue necessità e, al massimo, dimostrare perché siete la miglior opzione per trovare una soluzione, oppure i migliori nel risolvere un problema. Ricordatevi: il cliente non si aspetta un servizio sempre impeccabile, ma una prontezza d’interesse nel caso succeda qualcosa. Cercare di sgravarsi il più possibile da responsabilità e colpe non farà che peggiorare il vostro rapporto emozionale e allontanare i clienti.
  8. Create un contatto diretto e personale – La cosa più irritante che possa succedere quando si ha un problema e si ha bisogno dell’assistenza di qualcuno, è ricevere risposte preconfezionate, e dover fare mille ricerche prima di trovare quella giusta, invece che riuscire a entrare subito in contatto con qualcuno a cui porre una domanda e avere una risposta. Certo, poter indirizzare subito il cliente verso il tipo di operatore che fa più al suo caso è un’eccellente opportunità per migliorare il vostro customer service, ma in generale avere a che fare troppo con voci registrate, oppure FAQ sul sito può creare un enorme barriera emozionare e aumentare i livelli di frustrazione. Ricordatevi: il vostro cliente ha già un problema da risolvere, non creategliene un secondo nel non sapere dove trovare soluzione.
  9. Siate i primi clienti di voi stessi – Mettetevi nei panni di chi sta dall’altra parte, che sia di un telefono, di un bancone, di una scrivania o di qualunque altra cosa. Siate estremamente consapevoli della frustrazione che voi stessi per primi provereste se vi doveste confrontare con un inconveniente che vi sta rallentando la giornata, o creando un domino di situazioni spiacevoli. Come vorreste essere trattati? Cosa vi piacerebbe sentirvi dire e con che termini e toni? Non create spiacevoli doppi standard per cui non fornite il customer care che voi stessi richiederesti a una qualsiasi altra azienda. Siate i primi clienti di voi stessi e sviluppate empatia, il più potente tra gli strumenti emozionali.
  10. Condividete e create uno scambio – Proprio perché il vostro business, come tutti i business, è fatto dio persone, il modo migliore per creare un rapporto emozionale con il vostro cliente è quello di condividere con lui: informazioni, emozioni, problemi, realtà. In questo modo, la vostra azienda verrà percepita come una cosa esistente e personale, e non un business distaccato e orientato solo ed esclusivamente al guadagno.
  11. Puntate alle emozioni invece che alle soddisfazioni – E così si torna all’inizio, con questa regola d’oro da non dimenticare mai. Ricordatevi, solo perché un problema è stato risolto o un dubbio è stato sciolto non significa che il vostro cliente sia soddisfatto. Ma se emozionalmente siete riusciti ad instaurare con lui un rapporto empatico, allora anche il problema più grande e fastidioso non sarà percepito come tale e il vostro cliente sarà felice di continuare a rapportarsi con voi.

 

4 trend di web marketing per il 2017

Ecco 5 trend di web marketing che prenderanno piede durante questo 2017 e che per questo non potete bucare.Se in medicina la miglior cura è la prevenzione, non cambia molto il discorso per il web marketing. Chi ci lavora sa che la differenza la fa l’informazione, soprattutto se l’informazione è acquisita prima dei competitor. Ecco perché un buon marketer ha sempre le antenne dritte per captare i nuovi trend del mercato ed ecco perché un colosso come Hubspot si impegna ad individuare e a suggerire 4 nuovi trend di web marketing che prenderanno piede durante questi 12 mesi. Continue reading

Come creare contenuti a bassa soglia di attenzione

Consigli e dritte su come creare contenuti a bassa soglia di attenzione sui e per i social network secondo la prestigiosa fonte di Hubspot.Uno dei cambiamenti più importanti che ha creato l’ingresso del mobile nelle nostre vite è la fruizione dei contenuti. Ad una vista superficiale, il fatto di avere sempre in mano un device dovrebbe aver espanso le possibilità di comunicazione di un’azienda che adesso può raggiungere il suo cliente sempre. Anche in circostanze fino a poco tempo fa impensabili. Il rovescio della medaglia, però, che poi è la realtà con cui confrontarsi, è che tutta questa offerta ha creato nell’utente una bassa soglia di attenzione. Si parla di circa 8 secondi ad articolo in aggiunta all’inquietante dato che il 59% delle persone che condividono articoli su Twitter… non li leggono. Ecco quindi la necessità di sapere come creare contenuti ad hoc e cioè contenuti a bassa soglia di attenzione. Continue reading

Facebook ADS, consigli su una realtà consolidata

Ecco interessanti consigli su come sfruttare a pieno il boom per i contenuti di Facebook ADS, ormai realtà consolidata.Ormai è ben nota l’importanza dei contenuti sul web. E’ altrettanto noto il peso che un’azienda può darsi agendo coi suoi clienti sui social network. Quello che è una novità assoluta è che, entrando nello specifico di Facebook, il lavoro organico sia troppo più costoso di quello Ads. In sintesi non conviene più impegnarsi per ottenere risultati senza investire nello sponsorizzare i propri contenuti perché è troppo dispendioso come energie. Questo nuovo assioma di Social Media Strategy crea il presupposto affinché il lavoro del social media / community manager, in relazione alla creazione del piano editoriale, debba essere probabilmente ripensato. Vediamo alcuni consigli su Facebook ADS che possono essere utili in tal senso. Continue reading

L’ABC della SEO: glossario utile per chi è alle prime armi.

La nostra amata SEO può essere un bel garbuglio di nomi, termini e sigle da districare per chi inizia ad approcciarla e studiarla per le prime volte, a partire dal suo nome, che se srotolato si scopre essere la sigla di Search Engine Optimization, oppure Search Engine Optimizator, a seconda di chi o di cosa si sta parlando, ovvero Ottimizzazione per i Motori di Ricerca.

Abbiamo quindi pensato di mettere insieme un piccolo glossario utile per chi è alle prime armi e ha bisogno di una mano ad orientarsi nella terminologia della SEO.

  • Algoritmo – Grande alleato e grande nemico di ogni SEO, si può dire che l’algoritmo sia un insieme di regole e di parametri, una specie di codice di riferimento, a cui un motore di ricerca fa capo per decidere se un contenuto è valido o meno e, di conseguenza, posizionarlo più o meno in alto nella propria classifica finale. Cambia molto spesso, segue regole particolarmente severe e si affina con il passare del tempo. Ignorare i valori secondo cui smista i vari contenuti potrebbe equivalere a fare del lavoro inutile, se non addirittura controproducente. 
  • ALT Text – È il testo che s’inserisce tenendo sempre premuto il tasto ALT della tastiera…scherziamo!! L’ALT text, detto anche Attributo ALT, è la descrizione di un’immagine utilizzata all’interno di un contenuto. I motori di ricerca non leggono le immagini, bensì queste paroline che vengono apportate per descriverle. Si tratta quindi di un elemento molto importante su cui lavorare quando si inseriscono dei contenuti multimediali nella propria pagina, al fine di posizionarla con successo nelle ricerche immagini. 
  • Anchor text – Non è altro che un termine nuovo e diverso per indicare quelli che un tempo si chiamavano link. Ciò che cambia è che ad oggi un URL può essere applicato a delle parole, che spesso sono le keyword inserite nel testo, che lo descrivono, o che appunto fungono come “chiave” per accedere a tale link. 
  • Black hat – Avete presente quando parlavamo di algoritmi e di come essi seguano regole molto severe? Questo avviene soprattutto quando vengono rilevati dei Black Hat, ovvero degli stratagemmi per ingannare gli algoritmi e accaparrarsi il loro favore e i loro posizionamenti, anche se immeritevolmente. Bisogna stare molto attenti, in quanto la furbizia può essere ripagata con un bruttissimo colpo se scoperta: sono molti, infatti, i motori di ricerca che puniscono con il non-posizionamento i portali che ne fanno uso. 
  • Bot, crawler e spider – Li possiamo immaginare come dei piccoli ragnetti che, ricevuto l’ordine e i parametri da parte dell’algoritmo, cominciano a percorrere la ragnatela del web alla ricerca dei miglior siti accomunati a determinate parole chiave. Setacciano i contenuti, ne valutano la qualità e l’utilità in relazione alle keyword per cui s’intendono posizionare. In realtà non vanno molto a fondo in una pagina web, dunque è buona norma permettergli di trovare ciò che stanno cercando (o meglio, ciò per cui s’intende essere trovati) nel minor tempo possibile, posizionando bene in evidenza le parole chiave, facendo uso di una buona formattazione e utilizzando i grassetti. 
  • Link interni – Immaginateli come dei ponti, che collegano le varie pagine del sito tra loro in un gioco di rimandi. Non si parla solo dei link che dall’homepage portano alle varie pagine, categorie e sezioni, ma anche ad esempio a tutti quei link presenti nei contenuti che rimandano ad altri contenuti ancora. 
  • Meta descrizione – La meta descrizione sarebbe, per intenderci, la didascalia sotto il titoletto in blu che appare nei risultati una volta che si effettua una ricerca. In qualche modo, invoglia il lettore a cliccare sul nostro risultato invece che sugli altri, usando call to action e spiegando perché la nostra pagina vale più delle altre. Ad ogni modo, nonostante la sua preziosa validità a livello di marketing, le parole usate nella meta description non sono tenute di conto dal motore di ricerca durante il lavoro di valutazione e posizionamento. 
  • Ranking – L’ossessione di ogni SEO, non è altro che la classifica. In altre parole, il ranking è la posizione per la quale il nostro contenuto si qualifica sulla grande classifica del motore di ricerca in questione. 
  • SERP – La ranking appare sulla SERP, ovvero sulla pagina dove i motori di ricerca elencano tutti i bei risultati che hanno trovato. 
  • Sitemap XML – Come abbiamo detto, bisogna rendere il proprio sito il più facile e veloce possibile da leggere per gli spider dei motori di ricerca. In questo caso parliamo quindi di un elenco che aiuta il motore di ricerca a capire i contenuti del proprio sito e posizionarli di conseguenza. 
  • Title – Questo invece è il titoletto blu che appare nei motori di ricerca nell’elenco dei risultati. Non deve per forza coincidere con il titolo del contenuto, della notizia o dell’header ed è fondamentale che includa la keyword per cui s’intende posizionare la propria pagina web.